Lettur&Note 2026
Viaggio in Lucania
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Prezzo intero: 20€
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Nel 1952 lo scrittore Mario La Cava attraversa una Lucania lontana dagli itinerari consueti, ascoltandone i paesaggi, i silenzi e i racconti. Da quella stessa terra proviene l’arpa viggianese, strumento di musicisti erranti che portarono la loro arte in tutta Europa. Tra parole e musica il programma restituisce il volto di una terra che per secoli è stata luogo di partenze, passaggi e scambi.
Introduzione
Mario La Cava (Bovalino, 1905 - 1992), narratore e giornalista calabrese, ha dedicato la sua opera alla gente del Sud, ai suoi paesaggi e alle sue contraddizioni. Figura appartata e preziosa del Novecento italiano, è ancora oggi meno conosciuto di quanto meriti. È lui che nell'autunno del 1952, su invito dell'intellettuale lucano Leonardo Sinisgalli, amico e collega, parte alla scoperta di una Lucania che non si trova sulle mappe: paesi arroccati, contadini diffidenti e generosi, un paesaggio che schiaccia e insieme affascina. Nel suo Viaggio in Lucania, La Cava non descrive una regione, la ascolta, cercando quella che lo scrittore Giuseppe Lupo, nella sua introduzione al libro, chiama "terra profonda, terra interiore".
Da quella stessa terra viene l'arpa viggianese, strumento diatonico originario di Viggiano, piccolo comune della Basilicata. Tra il XVIII e il XIX secolo i suoi suonatori percorrevano l'Europa e le Americhe come musicisti ambulanti, portando con sé uno strumento fatto per il viaggio più che per la sala da concerto. "Viggianese" divenne così sinonimo di arpista itinerante.
La musica scelta per accompagnare le parole di La Cava affonda le radici nella stessa essenza di quell'antica arpa: le raccolte cinquecentesche di Cabezón e Attaingnant non trasmettevano repertori chiusi, ma materiali vivi, adattabili a strumenti diversi, pensati per circolare, trasformarsi, viaggiare. Una musica "mobile" come l'arpa che la suona.
L'attrice Meredith Airò Farulla e l'arpa rinascimentale di Sofia Masut intrecciano le parole di La Cava e il suono di un repertorio antico: due voci lontane nel tempo che tornano a percorrere, insieme, una terra aspra e segreta che lo scrittore definisce "schiacciata dalla storia" e che la musica vuole riportare in superficie.
Programma
Antonio de Cabezón (1510 -1566)
Diferencias sobre el Canto del Caballero
da Obras de música para tecla, arpa y vihuela (1578)
Pierre Attaingnant (ca.1494 – 1551), editore
Pavane
da “Quatorze gaillardes, neuf pavennes, sept branles et deux basses dances, le tout reduict de musique en la tabulature du jeu d’orgues, espinettes, manicordions et telz semblables instrumentz musicaulx” (1531)
Alonso Mudarra (1510 - 1580)
Fantasía que contrahaze la harpa en la manera de Ludovico
da “Tres libros de música en cifras para vihuela” (1546)
Pierre Attaingnant, editore
Gaillarde
da “Quatorze gaillardes, neuf pavennes, sept branles et deux basses dances” (1531)
Antonio de Cabezón
Diferencias sobre La dama le demanda
da “Obras de música para tecla, arpa y vihuela” (1578)
Pierre Attaingnant
Basse dance
da “Quatorze gaillardes, neuf pavennes, sept branles et deux basses dances” (1531)
Pierre Attaingnant, editore
Branle
da “Quatorze gaillardes, neuf pavennes, sept branles et deux basses dances” (1531)
Approfondimento al programma
Il programma nasce da celebri raccolte a stampa del Cinquecento, legate a repertori di ampia circolazione e pensate per una pratica strumentale flessibile. Le Obras de música para tecla, arpa y vihuela di Antonio de Cabezón dichiarano già nel titolo la possibilità di destinare la stessa musica a strumenti diversi; similmente, la raccolta di danze pubblicata da Attaingnant è presentata come «tabulature du jeu Dorgues Espinettes Manicordions & tels semblables instrumentz musicaulx». Queste fonti non trasmettono repertori chiusi, ma materiali vivi, adattati e adattabili: danze, differenze e modelli ricorrenti, già elaborati nelle intavolature attraverso diminuzioni e variazioni. Il programma esplora quindi pratiche musicali mobili, nelle quali la pagina scritta convive con memoria, gesto strumentale e possibilità di elaborazione estemporanea.
Interpreti
Meredith Airò Farulla, voce recitante
Sofia Masut, arpa rinascimentale
Biografie
Meredith Airò Farulla si diploma nel 2016 all’Accademia Teatrale Veneta di Venezia, ora Accademia Carlo Goldoni. Dal 2019 collabora con la compagnia Pantakin da Venezia, diretta da Michele Modesto Casarin. Partecipa a diverse produzioni con la Compagnia Giovani del Teatro Stabile del Veneto e con il Teatro Stabile del Friuli Venezia Giulia: Arlecchino e l’anello magico di Carlo Goldoni con la regia di Marco Zoppello; La fiaba dell'augellino Belverde di Carlo Gozzi con la regia di Matteo Spiazzi; Quell'anno di scuola da un racconto di Giani Stuparich con la regia di Alessandro Marinuzzi; La coscienza di Zeno di Italo Svevo con la regia di Paolo Valerio. Approfondisce lo studio sulla parola e le tecniche vocali seguendo il lavoro di Paola Bigatto e Ambra D'Amico. Insegna propedeutica teatrale e dal 2018 è docente junior all'Accademia Carlo Goldoni.
Sofia Masut è laureata in Musicologia all’Università di Pavia-Cremona (relatore: Rodobaldo Tibaldi); è diplomata in arpa classica con Patrizia Tassini, arpa barocca con Mara Galassi, e musica d’insieme a indirizzo medievale con Claudia Caffagni. Si è inoltre specializzata in ripresa e postproduzione audio presso l’Accademia Teatro alla Scala di Milano. Attualmente è dottoranda in Storiografia e Filologia Musicale al Conservatorio “A. Steffani” di Castelfranco Veneto, con un progetto dedicato ai codici musicali contariniani del XVII secolo conservati nella Biblioteca Nazionale Marciana di Venezia («Il fondo musicale “Marco Contarini” della Biblioteca Nazionale Marciana di Venezia: studio storico-materiale e rappresentazione dei dati»). La sua attività di ricerca e di performance si concentra sul rapporto tra prassi esecutiva e scrittura, con particolare attenzione ai processi di produzione musicale estemporanea e alle dinamiche di trasmissione del sapere musicale.