Baroque Stories 2026
Un italiano in Scozia. Le cantate profane di Francesco Barsanti
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Evento gratuito e aperto a tutti.
Nato a Lucca intorno al 1690, Francesco Barsanti trascorse gran parte della sua carriera tra Londra ed Edimburgo, dove fu tra i protagonisti della vita musicale cittadina. Le tre cantate in programma, ispirate alla poesia d'Arcadia, rivelano un autore di grande sensibilità espressiva, la cui produzione vocale è oggi oggetto di una recente e meritata riscoperta.
Introduzione
Francesco Barsanti (Lucca c. 1690 - Londra 1775) trascorse la maggior parte della vita lontano dall'Italia: prima a Londra, poi a Edimburgo, dove dal 1735 al 1743 fu musicista principale della Musical Society. La sua produzione vocale profana appartiene interamente a questi anni britannici, ed è ancora oggi meno eseguita rispetto a quella strumentale.
Le tre cantate per soprano e basso continuo in programma si muovono nel linguaggio poetico dell'Arcadia: testi anonimi, immagini di amanti sospesi tra desiderio e tormento, una scrittura in cui il recitativo sviluppa il pensiero e l'aria ne fissa l'emozione. Un linguaggio convenzionale, ma nelle mani di Barsanti tutt'altro che neutro.
La riscoperta di queste opere si deve in larga parte agli studi di Michael Talbot, che ha riportato l'attenzione sulla produzione vocale di Barsanti restituendo al compositore una dimensione più completa: non solo strumentista e arrangiatore attivo nei centri musicali britannici, ma autore capace di interpretare con voce propria il gusto arcadico europeo del primo Settecento.
Programma
Francesco Barsanti (1690-1772)
Chi mai vi f è’ sì belle
Recitativo - Aria - Recitativo – Aria
Luigi Rossi (1598-1653)
Passacaglia
(Tiorba)
Giovanni Girolamo Kapsberger (1580-1651)
Toccata
(Tiorba)
Francesco Barsanti
E qual legge m‘impone
Recitativo - Aria - Recitativo – Aria
Francesco Barsanti
Sonata I
da VI sonate per la traversiera. Op. 2 (London 1728)
trascrizione per violoncello
Grave - Allegro - Largo – Allegro
Francesco Barsanti
Oh quante volte, oh quante
Recitativo - Aria - Recitativo - Aria
Interpreti
Cenacolo Musicale:
Francesca Biliotti, contralto
Elisa la Marca, tiorba
Massimo Raccanelli, violoncello
Donatella Busetto, organo
Francesco Barsanti
Francesco Barsanti (Lucca, c. 1690 – Londra, 1775) fu tra i musicisti italiani più significativi attivi in Gran Bretagna nella prima metà del Settecento, accanto a Francesco Geminiani.
Formatosi a Padova, dove aveva invano intrapreso gli studi di legge, Barsanti era uno strumentista competente su oboe, flauto, violino e viola. Costruì una carriera variegata come compositore, insegnante, arrangiatore e copista, raccogliendo attorno a sé una solida rete di mecenati e sottoscrittori.
Le fonti più attendibili sulla sua biografia risalgono a John Hawkins — uno dei fondatori della Madrigal Society di Londra — che raccolse testimonianze dirette dal compositore, e agli studi di Walter Bergmann, Ian G. Sharman, Jasmin Melissa Cameron e Michael Talbot, quest'ultimo tra i maggiori specialisti di musica barocca italiana e artefice della recente riscoperta della produzione vocale profana di Barsanti.
Giunto a Londra tra il 1720 e il 1724, dal 1735 al 1743 fu musicista principale della Musical Society di Edimburgo, dove insegnò, organizzò concerti, compose e trascrisse musica per questa antica associazione che riuniva nobili, gentiluomini e appassionati.
Gli anni scozzesi gli permisero di stringere legami duraturi con famiglie quali i Wemyss, i Forbes, i Hope e i Dundas. In questo periodo maturò anche un interesse per la musica antica, intesa come recupero consapevole degli stili pre-barocchi e rinascimentali — non per nostalgia personale, ma come precisa scelta culturale condivisa con ambienti intellettualmente vivaci. Barsanti prese parte alle attività della Madrigal Society e probabilmente a quelle della Academy of Ancient Music, una delle prime istituzioni europee sistematicamente dedicate alla riscoperta del repertorio antico.
Parallelo e distinto fu il suo interesse per le melodie tradizionali scozzesi, documentato dalla celebre raccolta Old Scots Tunes del 1742.
La produzione vocale profana di Barsanti, interamente appartenente agli anni britannici, è ancora oggi meno eseguita della sua musica strumentale. Le tre cantate per soprano e basso continuo presentate in questo concerto mostrano con chiarezza il suo metodo di lavoro: un linguaggio melodico plasmato dalla tradizione italiana, una scrittura del continuo elaborata con cura, un'espressività vocale che guarda al passato senza imitarlo, con aperture verso il primo Classicismo che rivelano un compositore capace di guardare oltre il proprio tempo.
Recuperate grazie agli studi di Talbot e di altri specialisti, queste opere restituiscono la figura di un musicista capace di muoversi tra contesti diversi e repertori trascurati. Nell'esecuzione, le cantate di Barsanti rivelano una voce propria nel panorama del barocco britannico — una voce che questo concerto permette finalmente di ascoltare.
Approfondimento al programma
Francesco Barsanti e l'estetica arcadica
Le tre cantate in programma appartengono al mondo poetico e musicale del primo Settecento, in cui la tradizione italiana si intreccia con il gusto europeo del tempo. I testi, di autore anonimo, riflettono il linguaggio dell'Arcadia: uno stile misurato e trasparente, fondato su immagini convenzionali ma efficaci, in cui l'esperienza amorosa è rappresentata come un equilibrio instabile tra piacere e tormento.
In questo contesto, la cantata diventa lo spazio privilegiato per l'esplorazione degli affetti: il recitativo introduce e sviluppa il pensiero, mentre l'aria ne cristallizza l'emozione in forme musicali di grande espressività.
Chi mai vi fe' sì belle
La cantata si apre con lo stupore amoroso dinanzi alla bellezza degli occhi della donna amata, paragonati a frecce capaci di ferire il cuore. Il sentimento nasce come dolce attrazione, ma si trasforma gradualmente in tormento. Il protagonista, ormai prigioniero d'amore, invoca uno sguardo capace di sanare la ferita inferta: dolore e desiderio si intrecciano in una tensione continua tra piacere e sofferenza.
E qual legge m'imponi
Qui il conflitto tra sentimenti opposti si fa più esplicito: l'amante si ribella a una legge d'amore che lo costringe a rinunciare alla sua Clorinda. Alla passione si contrappongono la delusione del tradimento e il dubbio dell'incostanza, generando un contrasto tra fedeltà e disincanto. Il testo alterna momenti di abbandono emotivo e dolorosa consapevolezza, conducendo a un esito che l'ascoltatore può interpretare come speranza o come afflizione.
Oh quante volte, oh quante
Il testo di questa cantata ruota attorno all'instabilità del desiderio: il protagonista riconosce di non riuscire a sottrarsi all'amore nonostante i ripetuti tentativi. L'immagine della «dolce servitù» riassume il paradosso centrale: l'amore è un vincolo e insieme una libertà, inganno e piacere al tempo stesso. Il protagonista accetta infine la contraddizione dei propri sentimenti, trovando nella sofferenza una forma di appagamento.
Testi cantati
Chi mai vi fe' sì belle
Recitativo
Chi mai vi fe' sì belle
Per ferire il mio core,
o luminose stelle?
Già le vostre saette
Acceser nel mio seno un dolce foco
E sento poco a poco
Ch'è un creduto diletto
Divien in sen un tormentoso affetto.
Aria
Fin che non giunse Amor
A saettarmi il cor
Io fui contento
Ma quando il sen m'aprì
Allor il cor sentì
Cos'è tormento.
Recitativo
Or che voi del mio seno
Tutto avete il possesso
Adorate pupille
Deh, lasciate che almeno
Se dardi foste ad impiagarmi il core
Un vostro guardo sani il mio dolore.
Aria
Già che per voi tutt'ardo
Pupille mie adorate
A me volgete un guardo
Come lo brama il cor.
Se pago il desir mio farete
O luci amate,
Altro più non desio
Per pace al mio dolor.
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E qual legge m'imponi
Recitativo
E qual legge m'imponi
Che repugna cotanto a' desir miei?
Vuol che d'altri le fiamme ora qui regni
Quando tu del mio cor la fiamma sei?
Perdonami Clorinda
Un eccesso d'amore
E ascolta le mie pene
E il mio dolore.
Aria
Volea dir
Ciò che a te piace
Ma del cor l'accesa face
Mai non volle i danni suoi
Saprò ben spiegarli appieno
Quanto ardore nel mio seno
Già vibraron gl'occhi tuoi.
Recitativo
Da che, bella, mirai
Del tuo sereno volto
Il vago aspetto
O Dio qual diletto sempre provò quest'alma;
Or non eguale
Godo la sorte che sperai trovare:
Anzi, scorgo il mio male
Se allor che all'amor mio
Ti credo fida
Miro nel tuo bel seno
Ch'altra fiamma, altro amor
Ormai s'annida.
Aria
Trovar non posso
Il bel diletto di questo core
Se dal tuo petto
Crudele Amore già lo rapì.
Ma sperar voglio
Pianger cotanto
Fin che pietoso
Del mio gran pianto
Tuo bel ritroso
Io miri un dì.
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Oh quante volte, oh quante
Recitativo
Oh quante volte, oh quante
Del faretrato Dio
Giurar di disprezzar l'arco e la face;
Ma, l'instabile desìo
Vuol ch'io cangi
D'oggetto e non di core
E sempre viva
In servitù d'amore.
Aria
Di due stelle al chiaro lume
Come suol la farfalletta
Si raggira l'alma mia
E d'amore il bel costume
Segue il core e più desìa
Quel piacer che sì l'alletta.
Recitativo
Talor di libertade generosa
Pensier risveglia l'alma
E d'amor l'empie frondi
Rammenta al core
E il menzogner inganno;
Ma poi del dolce inganno
Gli sovviene libertà non brama
Chè dolce è servitù
A chi ben ama.
Aria
Un'amabile catena
Con dolcissime ritorte
L'alma e'l cor già mi legò.
Cangerò fortuna e sorte
Ma d'amor soave pena
Fia lo stral che mi piagò.
Biografie
Francesca Biliotti è stata finalista e vincitrice di diversi concorsi internazionali, tra cui il Concorso della Comunità Europea di Spoleto, dove si è esibita come solista al Festival dei Due Mondi e ha debuttato in campo operistico nell'Euridice diretta da Marco Angius. Ha poi debuttato ne L'italiana in Algeri e nella Cenerentola di Rossini a Torino, interpretando ruoli di primo piano come Orfeo nell'Orfeo ed Euridice di Gluck e in produzioni contemporanee in Europa. Nel 2017 ha preso parte al tour mondiale per il 450° anniversario della nascita di Monteverdi sotto la direzione di Sir John Eliot Gardiner, esibendosi nelle principali sale d'Europa e degli Stati Uniti, e da allora collabora con il Monteverdi Choir and Orchestra. Parallelamente all'attività operistica, svolge un'intensa carriera concertistica come solista in festival e sale di prestigio, tra cui la Wigmore Hall, e ha inciso il CD Se con stille frequenti per l'etichetta Arcana.
Elisa La Marca si è diplomata con il massimo dei voti in chitarra al Conservatorio di Milano e si è successivamente specializzata in liuto con Massimo Lonardi, perfezionando la propria formazione nella prassi esecutiva della musica antica con docenti di fama internazionale quali Rolf Lislevand, Paul O'Dette, Hopkinson Smith e Michele Pasotti. Si esibisce a livello internazionale come solista e come continuista con alcuni dei principali ensemble del settore, tra cui Il Giardino Armonico, Les Musiciens du Prince, English Baroque Soloists, Zefiro, Cappella Mediterranea, Il Pomo d'Oro e Accademia dell'Annunciata. Particolarmente dedicata al repertorio liutistico rinascimentale, ha tenuto concerti e masterclass negli Stati Uniti, ha cofondato nel 2012 il Quartetto di Liuti da Milano e nel 2025 ha pubblicato il suo primo album da solista, The Queenes Maskes, per l'etichetta Arcana.
Massimo Raccanelli è nato a Treviso e si è diplomato con il massimo dei voti in violoncello al Conservatorio di Castelfranco Veneto. Si è successivamente perfezionato con Mario Brunello, Enrico Bronzi e Antonio Meneses. Nel 2016 ha conseguito il master in direzione d'orchestra alla Hochschule für Musik di Monaco sotto la guida di Bruno Weil. È primo violoncello della Venice Baroque Orchestra, con cui si esibisce sia come solista sia come guida dell'ensemble in sale quali la Carnegie Hall, la Berliner Philharmonie e il Musikverein di Vienna. Parallelamente all'attività strumentale, ha sviluppato una significativa carriera direttoriale, guidando ensemble in tutta Europa e ricoprendo il ruolo di direttore ospite principale della Bad Reichenhaller Philharmonie dal 2013 al 2015. Ha diretto un ampio repertorio sinfonico e operistico, collaborato con solisti e orchestre di primo piano e lavorato come assistente di Bruno Weil e Thomas Hengelbrock in festival quali Schloss Weikersheim e il Festival di Aix-en-Provence.
Donatella Busetto, pianista e clavicembalista, è fondatrice dell'Associazione Barocco Europeo e dell'ensemble Cenacolo Musicale, nonché ideatrice e direttrice artistica di Femart, Festival Musica Antica e Arti. Da oltre vent'anni promuove lo studio e la diffusione del repertorio barocco attraverso concerti, progetti educativi e produzioni interdisciplinari. Con Cenacolo Musicale e il Laboratorio per l'Opera Barocca ha sviluppato progetti scenici che combinano musica, teatro, danza e multimedia, con particolare attenzione alla riscoperta di opere barocche poco note. È inoltre attiva come compositrice, con riconoscimenti in concorsi nazionali di prestigio. Nel 2016 ha pubblicato per Arcana il CD Se con stille frequenti, accolto con favore dalla critica internazionale.