Hard BaRock Cafè – 1° puntata – Sara Mingardo e Dino Villatico

Il canto e la parola cantata

Il canto e la voce cantataSara Mingardo

Di che cosa parliamo??

Si parlerà naturalmente della “voce cantata” e del rapporto tra testo e musica, la necessità stringente di una pronuncia chiara, ma anche del mondo dei Teatri, il mondo dei musicisti, di una mancata categoria lavorativa, che ha dimostrato tutta la sua fragilità in questa terribile pandemia, per la quale sta pagando un caro prezzo…

Cosa immaginare per il  futuro?….

Vi aspettiamo per una piacevole chiacchierata,

👉💻📺collegatevi al post sulla pagine di BAROCCO EUROPEO e …….non dimenticate il CAFFE’!☕️

 

SARA MINGARDO

Regolarmente ospite di alcune fra le principali istituzioni musicali italiane ed estere, Sara Mingardo è una delle rarissime voci di autentico contralto della scena musicale odierna; collabora stabilmente con direttori d’orchestra del calibro di Abbado, Myung Whun-Chung, Davis, Gardiner, Minkowski, Muti, Norrington, Pinnock, Pollini, Savall, Schreier, Tate e con le principali orchestre internazionali, tra cui Berliner Philharmoniker, London Symphony Orchestra, Boston Symphony Orchestra, Orchestre National de France    ….

 

DINO VILLATICO

Sono nato a Roma nel 1941, il 28 aprile. Infanzia trascorsa a Roma, infuriava la guerra: il ricordo più remoto è, infatti, il bombardamento di Centocelle, e per anni sono vissuto con il terrore del rombo dei motori di un aereo. Dagli 8 ai 15 anni ho frequentato le scuole argentine (elementari e Colegio Nacional, il nostro liceo) a Bahía Blanca, Provincia di Buenos Aires, forse il periodo più felice della mia vita. L’apprendimento di un’altra lingua, lo spagnolo, mi aprì la mente all’esperienza di pensare in molte lingue. Devo a questa iniziazione l’attuale familiarità, più o meno stretta, con lo spagnolo, il francese, l’inglese, il tedesco, il greco, antico e moderno, il latino.  Tornata in Italia la mia famiglia, ho frequentato il liceo classico e poi l’Università, iscrivendomi in un primo tempo a Medicina, con l’intento di diventare psichiatra, ma traslocando ben presto a Lettere. L’Università di Roma, allora, era una fucina di idee e di sperimentalismo. Conobbi Federico Chabod, Nino Perrotta, Natalino Sapegno, Nino Borsellino, Aurelio Roncaglia, Bruno Migliorini, Ettore Paratore, Ugo Spirito, Gustavo Vinay (indimenticabile il suo corso su Abelardo ed Eloisa), Alberto Asor Rosa. Mi laureai con Sapegno redigendo una tesi su un poligrafo fiorentino del ‘500, Antonfrancesco Doni, ma relatore fu Nino Borsellino, che restò poi un caro amico, e correlatore fu Asor Rosa. Perfezionavo intanto i miei studi di pianoforte con Vera Gobbi-Belcredi e di composizione da autodidatta, ma, appena laureato, posto al bivio tra musica e letteratura, vinse la seconda. Non ho ancora raccolto in volume né i miei saggi letterari e musicali né i miei racconti né le mie poesie. Attualmente sono in pensione, e vivevo, fino al 2013, nel Parco di Veio, alle porte di Roma, in un sobborgo della cittadina di Sacrofano, Monte Caminetto. Mi sono poi trasferito a Fiano Romano, in una villetta in cima a una collina, in mezzo agli olivi, vista a ovest del Monte Soratte, a Est scorre tra verdi brughiere il fiume Tevere. Ma continuo a scrivere critica musicale e altri scritti di vario genere. Latino e greco non sono per me lingue morte, ma le lingue vive dei miei padri. Chiudo, perciò, questo breve promemoria con una citazione oraziana:

Immortalia ne speres, monet annus et almum

quae rapit hora diem.

 

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