I volti di Femart: Giovanni Baraldi
Classe 2006, il basso Giovanni Baraldi è tra i vincitori del Concorso Vocale Internazionale 2026 di Barocco Europeo e interpreta Ferramonte ne Le donne vendicate di Niccolò Piccinni, andato in scena lo scorso 17 settembre al Teatro Miela di Trieste. Il suo personaggio è un sedicente guerriero che si presenta come coraggioso e risoluto, ma che alla prova dei fatti rivela tutta la propria viltà. Una figura comica, costruita sul contrasto tra le ambizioni dichiarate e l’insicurezza che lo rende incapace di affrontare davvero le situazioni.
Baraldi, dopo gli studi avviati nel Coro di voci bianche del Teatro Comunale Pavarotti-Freni di Modena e proseguiti al Conservatorio Vecchi-Tonelli, Baraldi si sta formando attraverso lo studio e il confronto con interpreti di esperienza.
In questa intervista racconta il lavoro sul personaggio, le scelte interpretative suggerite dalla scrittura di Piccinni e l’esperienza condivisa con il cast e la produzione.
Come descriverebbe la scrittura vocale di Niccolò Piccinni? Quali aspetti l'hanno colpita maggiormente durante le prove?
La scrittura vocale di Piccinni è estremamente chiara e permette all'esecutore di intendere fraseggio e carattere da lui desiderati senza difficoltà. Lavorando in prova mi sono anche reso conto dei grandi contrasti tra le sezioni che, con forti variazioni di timbro e di numero di strumenti, mantengono l'attenzione costante e caratterizzano i toni delle diverse strofe.
Come ha affrontato il personaggio di Ferramonte? Quali aspetti del suo carattere ritiene più interessanti e attuali?
Ho cercato di interpretare Ferramonte secondo l'intenzione che Piccinni ha indicato musicalmente, ossia sottolineando il continuo contrasto tra una nobiltà (apparente) ed una comicità quasi caricaturale. Ciò che rende attuali i personaggi di Ferramonte e Conte Bellezza è il disagio di cui entrambi soffrono: l'insicurezza con le donne. Il primo reagisce fingendosi forte, coraggioso e abile davanti a esse, sperando che ciò le faccia innamorare; il secondo invece le respinge, cercando conforto nell'amare solo sé stesso.
Come si è svolto il lavoro con gli altri interpreti e con il gruppo di professionisti coinvolti nell’allestimento?
L'aspetto più stimolante delle prove è stato sicuramente il delizioso ambiente che si era creato coi colleghi. La sintonia, la complicità, l'intesa creatasi tra noi membri del cast hanno permesso di costruire i caratteri delle scene nella maniera più naturale ed efficace. Allo stesso modo i professionisti che ci sono stati affiancati sono riusciti a realizzare un contesto positivo, favorevole al miglioramento, mai prevaricante che ha permesso la buona riuscita di questo complesso lavoro.
Che cosa l'ha spinta a partecipare al Concorso Vocale Internazionale? Che significato ha avuto questa esperienza?
Quando ho visto per la prima volta il bando del Concorso Vocale Internazionale ne sono stato subito entusiasta data l'opportunità di eseguire un repertorio e un compositore cui raramente è data attenzione in Italia. La finale del concorso a Sacile è stata un'occasione importante per conoscere altri giovani cantanti mossi dal mio stesso interesse.
Quali sono stati i suoi primi incontri con la musica e quali compositori ascolta con particolare piacere oggi?
Il coro di voci bianche di cui facevo parte da bambino aveva un repertorio che non si limitava al melodramma ottocentesco, ma spaziava sino a Britten e ai compositori moderni. Questa ampia esposizione in età infantile ha fatto sì che il mio orecchio potesse apprezzare quasi ogni periodo della musica classica occidentale. In questo momento, il compositore che ascolto con maggior piacere è Bellini, perché la genialità delle sue frasi e l'attenzione al testo poetico mi attraggono particolarmente.