Laboratorio per l'Opera Barocca 2026
Le donne vendicate. Opera giocosa di Niccolò Piccinni
Informazioni
Quando
Luogo
Equivoci e colpi di scena: il vanitoso Conte Bellezza diventa bersaglio del piano di Aurelia e Lindora, aiutate dal pavido Ferramonte. Intrecci, ironia e rovesciamenti di ruolo fino al finale con i giovani vincitori del Concorso Vocale Internazionale 2026 di Barocco Europeo guidati dal regista Cesare Scarton e dal direttore Riccardo Doni.
L’Ouverture originale di Niccolò Piccinni (1728 - 1800) è reinterpretata da Stefano Ottogalli, allievo di Renato Miani al Conservatorio “Benedetto Marcello” di Venezia, in una rilettura contemporanea.
Allestimento di Barocco Europeo in collaborazione con Società dei Concerti Trieste, in cartellone nel "Trieste Festival - Il faro della musica" e basato sull’edizione critica con revisione dell’autografo a cura di Lorenzo Tozzi edita da Bongiovanni.
Introduzione
Composta da Niccolò Piccinni (1728 - 1800) su un testo tratto da Carlo Goldoni e rappresentata a Roma al Teatro Valle nel Carnevale del 1763, Le donne vendicate appartiene al primo periodo romano del compositore ed è una delle opere che testimoniano il suo precoce successo nel genere comico.
Un gioco di relazioni amorose e rivalità in cui il vanesio e donnaiolo Conte Bellezza diventa il bersaglio di un piano orchestrato da due giovani donne decise a dargli una lezione. Aurelia, la romanziera, e la determinata Lindora si alleano, con l'improbabile aiuto del pavido Ferramonte, sedicente guerriero, che alla prima minaccia dimostra la propria vera indole. Toccherà ad Aurelia fare da sola: affrontare il Conte in nome di tutte le donne oltraggiate.
Con il linguaggio dell'opera buffa si intrecciano con ironia inganni, colpi di scena, rovesciamenti di ruolo che conducono lo spettatore fino al sorprendente finale.
L’allestimento nasce dal Concorso Vocale Internazionale 2026 di Barocco Europeo, i cui giovani vincitori portano in scena la vitalità di quest’opera intramontabile, il cui libretto è tratto da Carlo Goldoni.
L’ouverture originale di Piccinni è reinterpretata da Stefano Ottogalli, allievo di Renato Miani al corso di Composizione del Conservatorio “Benedetto Marcello” di Venezia, che mette in dialogo la partitura originale con una sensibilità contemporanea.
Niccolò Piccinni
Niccolò Piccinni (Bari, 1728 – Parigi, 1800) fu uno dei protagonisti dell’opera italiana del Settecento e tra i maggiori esponenti della scuola musicale napoletana. Formatosi al Conservatorio di Sant’Onofrio a Napoli con Leonardo Leo e Francesco Durante, si affermò inizialmente nel teatro comico, per poi dedicarsi anche all’opera seria. Trasferitosi a Roma nel 1758, vi ottenne un successo straordinario con La Cecchina, o sia La buona figliuola, su libretto di Carlo Goldoni, destinata a una vasta fortuna europea. Il periodo romano fu particolarmente fecondo e comprende Le donne vendicate, rappresentata al Teatro Valle nel 1763. Nel 1776 Piccinni si trasferì a Parigi, dove divenne suo malgrado protagonista della celebre querelle tra sostenitori dell’opera italiana e dell’estetica di Gluck. Rientrato a Napoli dopo la Rivoluzione francese, tornò infine a Parigi, dove morì nel 1800.
Prospetto dell'opera
ATTO PRIMO
Duetto Questi fiori, onor d'Aprile - Lindora, Aurelia
Recitativo Perché, invece de' lauri - Lindora, Aurelia
Aria Un guerriero giovinetto - Aurelia
Recitativo Oh, quest'è bella assai! - Lindora, Aurelia
Cavatina Sono bello, io già lo so - Conte Bellezza
Recitativo Amabile Lindora - Conte Bellezza, Lindora, Aurelia
Aria Quel dar di tanto in tanto - Conte Bellezza
Recitativo A me simile affronto! - Lindora, Aurelia
Duetto Lo detesto, lo calpesto - Lindora, Aurelia
Aria Io vi dico che le spese - Ferramonte
Recitativo Adesso, in questo punto - Ferramonte, Aurelia, Lindora
Recitativo Queste bravure sue - Lindora, Conte Bellezza
Aria Le povere donne - Lindora
ATTO SECONDO
Recitativo Non ci è caso - Conte Bellezza
Cavatina Sì, l'ho detto, lo ridico - Conte Bellezza
Recitativo Il malan che vi colga! - Conte Bellezza
Recitativo accompagnato Perché madre natura - Conte Bellezza
Aria Cara, quest'occhi miei - Conte Bellezza
Recitativo Spada, spada fatale - Ferramonte
Terzetto Amar senza modestia - Lindora, Aurelia, Ferramonte
Aria Dov'è, dov'è colui - Conte Bellezza
Finale Le sono obbligatissima - Lindora, Aurelia, Conte Bellezza, Ferramonte
Note di regia di Cesare Scarton
L’universo visivo de Le donne vendicate di Niccolò Piccinni
L'idea scenica nasce dalla volontà di evitare ogni forma di ricostruzione storica e ogni tentazione naturalistica. Lo spettacolo intende quindi collocarsi in uno spazio sospeso, nel quale la contemporaneità degli abiti dialoga con un ambiente astratto e con immagini che evocano più che descrivere la drammaturgia dell’opera. L'obiettivo non è trasportare la vicenda ai giorni nostri, ma renderne evidente l’attualità. I personaggi non vengono letti come figure storicizzate, bensì come archetipi di atteggiamenti umani senza tempo.
Lindora e Aurelia indossano abiti eleganti contemporanei, caratterizzati da una tavolozza cromatica che ruota intorno ai toni del bordò, magenta e viola. Non sono semplicemente due donne alla moda, ma due figure dotate di personalità complementari: una più razionale e determinata, l'altra più seduttiva e intuitiva. Entrambe condividono però uno stesso linguaggio estetico, che rende evidente la loro alleanza. I ricami verticali dell’abito di Aurelia slanciano molto la figura e hanno quasi qualcosa di "araldico": sembrano un'armatura fatta di fiori, mentre il tubino fucsia lucido dell’abito di Lindora è il costume di una donna che desidera essere ammirata. Si tratta di dettagli che funzionano benissimo per due donne che alla fine dimostrano una forza interiore superiore agli uomini. Gli ampi soprabiti concorrono a conferire maggiore autorevolezza scenica e vengono progressivamente abbandonati durante l'azione, lasciando emergere gli abiti come una rivelazione dei personaggi.
Il Conte Bellezza è invece l'incarnazione di un narcisismo sterile quanto insicuro, ostentato per il timore di affrontare un autentico rapporto amoroso-erotico con le donne. Saranno proprie quest’ultime a rovesciare la situazione, non prendendo banalmente in prestito le armi degli uomini, ma esibendo sfacciatamente il proprio sex appeal, davanti al quale il Conte non potrà che fuggire, non sopportando l’idea di essere giudicato per le proprie “prestazioni” che teme inadeguate. Il suo abito, uno smoking di ricercata fattura, color perla con revers argentati, lo distingue immediatamente dagli altri personaggi. Non è un semplice uomo elegante: è qualcuno che vive costantemente dentro la propria immagine, quasi fosse sempre pronto a specchiarsi nello sguardo degli altri e a considerare le donne solo come riflessi di sé stesso.
Ferramonte è un militare che indossa un'uniforme stilizzata di color grigio che ne fa il simbolo di un'autorità soltanto apparente: dietro la rigidità della forma, si nasconde infatti un uomo pavido e incapace di tradurre in azione il proprio eroismo proclamato solo a parole.
La scenografia è volutamente essenziale. Alcuni pannelli sospesi, di differenti dimensioni e collocati a diverse altezze, costituiscono uno spazio continuamente mutevole, completato da pochi cubi praticabili, che permettono ai personaggi di modificare continuamente le proprie posizioni. I pannelli non rappresentano pareti né elementi architettonici realistici. Sono superfici di memoria. Grandi pagine bianche sulle quali la drammaturgia può continuamente scrivere nuovi significati attraverso le proiezioni.
L'intero impianto scenico nasce da un'idea precisa: la rappresentazione di un universo visivo non legato a un’epoca particolare, dato che si pone come espressione di archetipi universali. Lo spettacolo non vuole essere una ricostruzione storica né una provocatoria modernizzazione. Vuole piuttosto evocare la memoria di quel mondo attraverso segni contemporanei. I costumi, le proiezioni, lo spazio scenico e le luci appartengono a epoche differenti, ma convivono armonicamente, perché sono tutti al servizio della stessa idea teatrale. L'opera buffa, infatti, vive nella stilizzazione dei caratteri e delle situazioni, nella precisione del ritmo teatrale e nell’intelligente leggerezza con cui mette in scena gli eterni difetti dell'essere umano, che descrive a volte con commossa vicinanza, altre volte con ilare complicità. In questa prospettiva, le immagini non illustrano l'azione, ma ne diventano la partitura visiva, capace di unirsi alla musica di Piccinni, suggerendo allo spettatore uno spazio poetico, sospeso tra memoria e immaginazione.
Cesare Scarton
"Nouverture" di Stefano Ottogalli
Il titolo Nouverture è una crasi dal francese nouvelle ouverture, espressione traducibile in italiano come “nuova apertura”.
Per la rielaborazione si è scelto di mantenere la tonalità d’impianto in Re maggiore e la struttura originale in tre sezioni, rispettandone metriche e velocità. Al fine di garantire la coerenza con l’opera, sono stati usati e rielaborati gli elementi tematici dell’ouverture stessa e di due arie. Per conferire un colore moderno, i tratti caratteristici dell’orchestrazione e della composizione barocca sono stati rimodellati con stile novecentesco e contemporaneo: ostinati, suoni armonici, sincopi, metrica additiva, glissandi, scale simmetriche, armonia non funzionale, pizzicato degli archi.
La prima sezione, in 4/4, si apre con un pizzicato minimalista di violini e viole, unito a un tappeto di armonici. Questo sfondo sostiene un dialogo introduttivo tra corni e violoncelli, questi ultimi rinforzati dal contrabbasso. Terminata la breve introduzione, l’ostinato in pizzicato dei violini riprende a fare da sfondo alla celebre aria “Sono bello, io già lo so”, affidata all’oboe in contrappunto con il fagotto. Seguono i violoncelli con un motivo di Piccinni trasfigurato, mentre i fiati simulano un organo impegnato in una progressione barocca, anch’essa deformata.
Si snoda poi la sezione più “barocca” della Nouverture, caratterizzata da una progressione ispirata all’originale: i ribattuti degli archi fanno da sfondo al soggetto, eseguito da violoncelli e fagotto all’unisono, e a un controsoggetto melodico dell’oboe. Il tutto, opportunamente ammodernato, culmina in un glissando finale di violoncelli e contrabbasso.
Nella seconda sezione, in 3/4, il motivo principale genera un nuovo soggetto tematico basato sulla scala ottofonica, con una battuta dispari che spezza la metrica divisiva. Dopo una prima esposizione del fagotto, il soggetto ricompare con il rinforzo dell’oboe, mentre i violini sottolineano l’armonia con glissandi futuristi; l’episodio culmina in un contrappunto imitativo.
Segue un nuovo elemento tematico affidato alle viole in pizzicato, sempre tratto dall’originale e trasformato in un ostinato che marca un intervallo di tritono. Nella successiva riesposizione, dall’ostinato fioriscono triadi maggiori come lampi fugaci. L’ostinato delle viole diventa quindi lo sfondo per un assolo del fagotto.Un nuovo episodio riprende la progressione iniziale con due ulteriori elementi tematici tratti dall’originale: un soggetto in pizzicato delle viole fa da sfondo a un controsoggetto eseguito dapprima dai violini, poi ripreso dai fiati in un contrappunto incalzante.
L’ultima sezione, in 3/8, esordisce con un’introduzione dal sapore impressionista, nata dalla trasformazione del tema originale attraverso una scala esatonale; l’episodio affida a oboe e fagotto un breve contrappunto, culminante in una stretta, seguita da una vorticosa scala discendente degli archi. Una serie di accordi eseguiti dagli archi in glissando conduce a un ostinato di pizzicati e armonici, che fa da sfondo all’aria del primo atto “Questi fiori, onor d’Aprile”, eseguita dal primo oboe, mentre il secondo ne echeggia la melodia.
Segue il culmine della sezione: una serie di progressioni incalzanti costruite trasformando armonicamente e ritmicamente i temi originali, eseguite dai fiati e dagli archi rigorosamente in pizzicato. Dopo un’ultima modulazione in Fa maggiore, si dispiega una progressione dal sapore jazz che riporta alla tonalità d’impianto. Infine, una veloce scala ascendente collega la N’ouverture con la coda originale di Piccinni, opportunamente adattata, riportando l’ascoltatore nel clima barocco dell’opera.
Cast e produzione
Lindora, Evelina Liubonko
Aurelia, Silvia Porcellini
Ferramonte, Giovanni Baraldi
Conte Bellezza, Roberto Manuel Zangari
Figuranti: Andrea Maddalozzo, Leandro Bertolo, Lisa Da Re
Direttore d’orchestra: Riccardo Doni
Regia: Cesare Scarton
Aiuto regia: Sebastiano Bazzichetto
Motion graphic: Flaviano Pizzardi
Scenografia: Alice Poppi e Gemma Aquilante
Ouverture originale di Niccolò Piccinni nella nuova elaborazione di Stefano Ottogalli
Orchestra del Cenacolo Musicale:
Tommaso Luison, Savino Dipalo, Ernesto Campagnaro, violini I
David Mazzacan, Anna Licciardi, Alessia Turri, violini II
Chiara Parrini, Michele Sguotti, viole
Cristina Vidoni, Caterina Colelli, violoncelli
Mario Filippini, violone
Giuseppe Falciglia, Daniele Rodi, oboi
Stefano Sopranzi, Manuel Cester, fagotti
Claude Padoan, Dileno Baldin, corni
Donatella Busetto, cembalo
Si ringrazia il maestro collaboratore al cembalo Luca Ferrini.
Collaborazioni tecniche e artistiche:
Atelier e sartoria: Sartoria Teatrale Bianchi Milano;
Rebeloop Embroidery Sartoria Antares di Federica Bellomo
Lighting design: Alberto Biasutti
Registrazione audio: Matteo Costa
Riprese video: Matjaž Feguš
Service tecnico: Claps
Biografie
Evelina Liubonko (Lindora), soprano di coloratura, è di origine ucraine e risiede in Germania. Si esibisce regolarmente nelle principali sale europee, tra cui la Konzerthaus di Berlino, il Theater Bonn, la Philharmonie di Essen, il Deutsches Nationaltheater di Weimar e il Tiroler Festspiele Erl. Le stagioni recenti l'hanno vista collaborare con ensemble quali la MDR Leipzig Radio Symphony Orchestra, il RIAS Kammerchor e l'Akademie für Alte Musik Berlin. Con un repertorio che spazia dal barocco alla musica contemporanea, si esibisce sia in ambito operistico sia in quello concertistico. I suoi risultati artistici sono stati riconosciuti attraverso numerose borse di studio e premi, tra cui la Borsa di Studio Presidenziale dell'Ucraina, la Borsa di Studio della Neue Liszt Stiftung, il sostegno della Norbert Janssen Stiftung e riconoscimenti nei principali concorsi internazionali di canto. Unendo brillantezza tecnica e versatilità espressiva, Evelina Liubonko si afferma come voce di rilievo nel panorama musicale classico europeo.
Silvia Porcellini (Aurelia), soprano, ha compiuto la propria formazione nei Conservatori di Rovigo e Venezia, dove si è diplomata nel 2022 con il massimo dei voti e la lode. Frequenta attualmente il corso di Alto Perfezionamento in Canto di Sara Mingardo dell'Accademia Nazionale di Santa Cecilia a Roma e i corsi della Scuola dell'Opera del Teatro Comunale di Bologna. Nel 2023 è stata selezionata per il Chigiana-Mozarteum Baroque Program dell'Accademia Chigiana di Siena. La sua carriera l'ha portata a esibirsi in produzioni di rilievo internazionale: nel 2025 è stata soprano solista ne Il Convito d'Alessandro di Händel agli Händel Festspiele di Halle con la Händelfestspielorchester e il MDR-Rundfunkchor diretti da Attilio Cremonesi. Ha debuttato ruoli di primo piano quali Clorinda ne La Cenerentola di Rossini al Teatro Olimpico di Vicenza, Despina nel Così fan tutte di Mozart e Agostino ne La Torre di Marco Bargagna in prima assoluta al Teatro Verdi di Pisa. Nel 2026 interpreterà Pallade ne L'incoronazione di Poppea di Monteverdi al Teatro Ponchielli di Cremona e Atalanta nell'omonima opera di Händel agli Innsbrucker Festwochen. Tra i riconoscimenti, il premio "Aria di Musica" al Concorso Tullio Serafin, il secondo premio al Concorso Internazionale di Canto Barocco Caffarelli e la vittoria al Cavalli Monteverdi Competition.
Roberto Manuel Zangari (Conte Bellezza), tenore e direttore di coro. Diplomato in Direzione di coro alla Fondazione Guido d’Arezzo, si è laureato con 110/110 e lode al biennio di Canto barocco al Conservatorio Santa Cecilia di Roma. Ha successivamente conseguito il master in Canto all’Accademia Nazionale di Santa Cecilia, sotto la guida di Sara Mingardo, e frequentato seminari sulla prassi barocca con Francesco Pavan e Antonio Florio. Dal 2017 è cantore stabile della Cappella Musicale Pontificia Sistina. Come tenore solista collabora con ensemble quali Concerto Romano, Cappella Neapolitana ed Ensemble Mare Nostrum, esibendosi in importanti festival italiani ed europei, tra cui Tage Alter Musik Herne, Cremona Antiqua, Ravello Festival e Ravenna Festival. Nel 2021 ottiene il terzo premio al I Concorso Internazionale di Musica Antica organizzato dalla FIMA; nel 2022 vince il primo premio assoluto al 76° Concorso Internazionale per Giovani Cantanti Lirici di Spoleto. Nel 2022 debutta al Teatro Olimpico di Vicenza, per Vicenza in Lirica, come Testo nel Combattimento di Tancredi e Clorinda di Monteverdi, e al Teatro Lirico Sperimentale di Spoleto nel ruolo di Don Ottavio nel Don Giovanni di Mozart. Nel 2023 interpreta come solista il Requiem di Mozart al Teatro Olimpico di Vicenza, accanto a Barbara Frittoli, Sara Mingardo e Riccardo Zanellato. Nel 2025 è protagonista su Rai5 del San Giovanni Battista di Alessandro Stradella, nel ruolo del Messaggero, in una produzione dell’Ensemble Mare Nostrum diretta da Andrea De Carlo, nell’ambito del Ravenna Festival. La formazione direttoriale e l’interesse per la prassi esecutiva storica lo hanno portato ad approfondire la figura del cantore tra XVI e XVII secolo e a specializzarsi nell’ornamentazione e nella diminuzione, frequentando il corso FIMA con Gabriele Gatti. Intensa è anche l’attività discografica, con incisioni per Arcana, Dynamic e Tactus e, come solista della Cappella Musicale Pontificia Sistina, per Deutsche Grammophon. Nel 2024 ha partecipato alla registrazione del San Giovanni Battista di Alessandro Stradella con Ensemble Mare Nostrum diretto da Andrea De Carlo.
Giovanni Baraldi (Ferramonte), basso, è nato a Modena nel 2006. Ha iniziato il suo percorso musicale nel Coro di voci bianche del Teatro Comunale Pavarotti-Freni della sua città, esperienza che lo ha avvicinato al teatro musicale e lo ha portato a proseguire gli studi di canto al Conservatorio Vecchi-Tonelli di Modena, nella classe di Katja Lytting. La sua formazione si è poi arricchita grazie a masterclass con Mario Malagnini, Marcelo Álvarez, Serena Gamberoni, Francesco Meli e Roberto De Candia. Il suo percorso artistico si sviluppa tra produzioni operistiche nate in ambito accademico e progetti dedicati ai giovani interpreti, attraverso un repertorio che spazia dal Barocco al Novecento. Ha interpretato, tra gli altri, Berengario ne L'Adelaide di Sartorio, diretta da Diego Fasolis, Cardone ne La vendemmia di Gazzaniga, il Poeta in Prima la musica e poi le parole di Salieri, Colas in Bastiano e Bastiana di Mozart, Nonancourt ne Il cappello di paglia di Firenze di Rota e il Mandarino in Turandot di Puccini. Svolge inoltre attività concertistica in Italia e all'estero.
Cesare Scarton dal 2012 è direttore artistico della Fondazione Flavio Vespasiano, che dal 2009 organizza il Reate Festival a Rieti e a Roma. Presso la Fondazione Rossini di Pesaro è membro del Comitato scientifico e direttore delle collane «Iconografia rossiniana», «I libretti di Rossini», «Saggi e Fonti». Presso l’Accademia Nazionale di Santa Cecilia ha svolto dal 2004 al 2015 attività di docente e di coordinatore delle attività artistiche di Santa Cecilia Opera Studio, progetto di alto perfezionamento in canto lirico con Renata Scotto. Ha svolto attività di docente di arte scenica, drammaturgia, dizione italiana insieme a Monica Bacelli, Mariella Devia, Barbara Frittoli, Vivica Genaux, Sara Mingardo, Elizabeth Norberg-Schulz presso varie istituzioni.
Esperto di vocalità, si è dedicato anche al melologo, contribuendo alla valorizzazione e alla riscoperta di questo genere con concerti, conferenze, seminari, trasmissioni radiofoniche e spettacoli con attrici quali Anna Proclemer, Sonia Bergamasco, Milena Vukotić.
Ha collaborato in qualità di responsabile della lingua italiana con la Bayerische Staatsoper e con il Teatro Real di Madrid presso i quali ha partecipato a prestigiose produzioni collaborando con direttori quali Kent Nagano, Ivor Bolton, Kirill Petrenko, Omer Meir Wellber, Zubin Mehta, Michele Mariotti, René Jacobs. Stesso incarico ha avuto presso importanti case discografiche quali la Deutsche Grammophon (CD Verismo con Anna Netrebko/Antonio Pappano) e la Sony (CD Mozart Arias con Christian Gerhaher).
Ha insegnato dal 1998 al 2010 Storia dell’Opera e Messinscena dello spettacolo musicale presso l’Università degli Studi dell’Aquila.
È docente di drammaturgia e dizione italiana applicata all’Opera presso Fabbrica Young Artists Program della Fondazione Teatro dell’Opera di Roma. È docente di Teoria e tecnica dell’interpretazione scenica presso il Conservatorio di Musica «Santa Cecilia» di Roma.
Tra le sue ultime regie si possono citare Jakob Lenz di Wolfgang Rihm (Festival Puccini di Torre del Lago), Le astuzie femminili di Domenico Cimarosa (Teatro di Villa Torlonia, prima esecuzione a Roma: dvd a cura di Dynamic), Drammi notturni con musiche di Claudio Monteverdi e Gaetano Donizetti (Accademia Musicale Chigiana), Così fan tutte di Mozart (Vicenza, Teatro Olimpico), Magic Circles di Guido Barbieri e Fabrizio De Rossi Re, prima esecuzione assoluta; Progetto Speciale Ministero della Cultura con Vinicio Marchioni protagonista (Roma, Teatro Palladium), Aci, Galatea e Polifemo di Händel a Gorizia e a Trieste, L’imperatore di Atlantide di Viktor Ullmann per la prima volta a Roma in collaborazione con Fabbrica Young Artist Program del Teatro dell’Opera di Roma, il dittico dedicato a Francis Poulenc e a Jean Cocteau composto da La dame de Monte-Carlo e La voix humaine (Roma, Teatro di Villa Torlonia), Piramo e Tisbe di Johann Friederich Lampe (Roma, Teatro dell’Opera di Roma), Un bagno freddo di Camillo De Nardis (Chieti, Teatro Marrucino), Lo stratagemma dell’avvocato Manigoldi di Marcello Panni, in prima esecuzione assoluta, e La partenza inaspettata di Antonio Salieri, prima ripresa in epoca moderna (Rieti, Teatro Flavio Vespasiano).
Riccardo Doni, diplomato in organo e composizione organistica al Conservatorio “Arrigo Boito” di Parma sotto la guida di Lorenzo Ghielmi, ha perfezionato i suoi studi in organo e clavicembalo presso la Schola Cantorum di Basilea con Jean-Claude Zehnder. Con oltre 3000 concerti all’attivo, Doni è dal 1993 il clavicembalista de Il Giardino Armonico. Attivo come camerista, collabora in duo con Giuliano Carmignola e come continuista con Ernrico Onofri e il suo ensemble Immaginarium. Nel corso della sua carriera si è esibito con I Solisti di Pavia (Enrico Dindo), i Cameristi della Scala, l’orchestra de I Pomeriggi Musicali, Accademia Bizantina e con solisti di fama internazionale tra cui Cecilia Bartoli, Ottavio Dantone, Mario Brunello, Isabelle Faust, Ilya Gringolts ed Evangelina MascardRiccardo Doni è stato a lungo direttore dell’Accademia dell’Annunciata con cui, oltre a un’intensa attività concertistica in Italia e all’estero, ha realizzato diverse registrazioni discografiche: “Sonar in Ottava” con Giuliano Carmignola e Mario Brunello (Arcana 2020), “Concerti e Sonate per violoncello piccolo” con Mario Brunello, per celebrare l’anniversario della morte di Giuseppe Tartini (Arcana 2020); “Bach Transcription: Six Concertos for Violoncello Piccolo” con Mario Brunello (Arcana 2023); l’integrale dei “Concerti per archi di Francesco Durante” (Arcana 2023), “La Milano dei Borromeo” (Classic Voice). Nel 2024 fonda Estrovagante Ensemble, un nuovo progetto che consolida la collaborazione di lunga data con i violinisti Carlo Lazzaroni e Angelo Calvo e il violoncellista Marcello Scandrelli, e portando a compimento un percorso iniziato con l’Accademia dell’Annunciata, allora composta da giovani studenti all’inizio della loro formazione concertistica, ora professionisti con una brillante carriera avviata. È stato un passaggio naturale il loro confluire in una nuova identità indipendente con una visione artistica distinta: non più un’accademia, ma un gruppo di cameristi uniti dal valore centrale del continuo scambio e confronto di idee.
Stefano Ottogalli chitarrista e compositore, inizia il suo percorso con la chitarra classica all’età di 12 anni, per poi dedicarsi all'approfondimento del linguaggio jazz. Consegue il diploma di II livello in Chitarra Jazz al Conservatorio “Benedetto Marcello” di Venezia con il massimo dei voti, dove frequenta attualmente il biennio di Composizione. Collabora con numerosi artisti jazz e di musica moderna, spaziando con eclettismo tra diversi generi: dalla musica balcanica a quella africana, brasiliana, soul, d'autore e jazz. Parallelamente all'attività concertistica si dedica alla didattica insegnando chitarra. In ambito orchestrale, suona con la formazione Il Cinema Suonato. Nel 2025 pubblica per l’etichetta Caligola il CD “Colors”, progetto in quartetto jazz (chitarra, sax, contrabbasso, batteria) che racchiude suoi otto brani originali.
Flaviano Pizzardi dal 1984 al 1994 lavora come musicista e tecnico del suono per produzioni discografiche nazionali e internazionali, esperienza che gli consente di sviluppare una solida familiarità con i linguaggi e le tecnologie della produzione musicale. Nel 1991 si avvicina al mondo dell’animazione tridimensionale e, dopo aver collaborato a importanti ricostruzioni archeologiche per soprintendenze e università europee, dal 1995 si dedica alla character animation e all’animazione Real Time, realizzando progetti destinati al cinema, al teatro e a emittenti televisive italiane e internazionali. Dal 2002 approfondisce l’utilizzo dei sistemi di Motion Capture, sperimentandone le possibilità espressive anche nell’ambito della danza contemporanea, per la quale realizza proiezioni dal vivo. Dal 2010 unisce la propria esperienza tecnologica e artistica alla tradizione dell’opera lirica, sviluppando un percorso nel quale immagine, movimento e nuove tecnologie entrano in relazione con la scena e collaborando a numerosi progetti insieme al regista Cesare Scarton.
Lisa Da Re nel 2024 si è diplomata all’Accademia Teatrale “Lorenzo Da Ponte” di Vittorio Veneto, al termine del triennio professionale. Dopo il diploma ha iniziato a lavorare come attrice, prendendo parte ad alcune produzioni teatrali. Dal 2023 affianca all’attività attoriale quella di tecnica di scena, occupandosi di audio e luci. Parallelamente, si è avvicinata all’insegnamento teatrale, dapprima come assistente nei centri estivi e successivamente nelle scuole, lavorando con bambini e ragazzi.
Andrea Maddalozzo classe 1985 intraprende il suo percorso teatrale nel 1999, all’interno dei laboratori del Liceo “G.A. Pujati” di Sacile. Negli anni successivi consolida la propria formazione e la propria esperienza con l’associazione Kaleydos, nata tra gli ex allievi del laboratorio liceale, partecipando attivamente come attore a laboratori, reading e spettacoli teatrali. Tra le produzioni più significative figurano adattamenti di Arsenico e vecchi merletti, Oceano Mare, Black Comedy e Rumors. Parallelamente all’attività recitativa, collabora con l’associazione Barocco Europeo, interpretando ruoli di mimo in allestimenti e produzioni lirico-musicali.
Leandro Bertolo, nato nel 1991, ha recitato per gran parte della sua vita. Inizia con un progetto teatrale alle medie e debutta come protagonista, nel ruolo di un barbone, in una produzione quasi completamente gestita dagli studenti. Alle superiori si riavvicina al teatro, sempre attraverso un progetto scolastico. Quando la regista esce dal contesto scolastico, la segue, entrando a far parte dell’associazione culturale Kaleydos, composta da ex studenti del liceo “G. A. Pujati” di Sacile. Nel frattempo coltiva le sue passioni, dalla musica all’illustrazione, circondandosi di più arte possibile. Al terzo anno di collaborazione con Barocco Europeo come mimo, continua a coltivare la propria passione per la recitazione, in questo caso completamente non verbale.
Sebastiano Bazzichetto è filologo, docente, curatore e progettista culturale. La sua attività si colloca all’incrocio tra ricerca umanistica, arti performative e progettazione culturale, con particolare attenzione al Barocco italiano, alla poesia e ai libretti d’opera. Nel 2017 consegue il Ph.D. presso la University of Toronto con un’edizione critica delle rime di Ridolfo Campeggi. Ha insegnato all’Università di Padova e in una scuola internazionale IB, affiancando all’attività accademica quella divulgativa. La sua attività curatoriale comprende progetti interdisciplinari dedicati al dialogo tra arte, letteratura e società. Parallelamente si occupa di opera lirica, drammaturgia e regia, collaborando con festival e istituzioni culturali internazionali.
Alice Poppi è nata a Vicenza nel 1998 e diplomata in Scenografia all’Accademia di Belle Arti di Venezia, dove frequenta anche i laboratori di pittura scenica con Keiko Shiraishi. La sua formazione si sviluppa attraverso esperienze nel teatro, nella realizzazione di attrezzeria e nell’allestimento di set per fotografia e cinema. Collabora con il Teatro Stabile del Veneto e con la Fondazione Teatro La Fenice di Venezia, maturando esperienza nel teatro musicale. Nel 2022 firma l’allestimento di House of Us con la regia di Irina Brook e nel 2023 cura La scena magica – L’arte teatrale di Mischa Scandella. Con Barocco Europeo collabora alla realizzazione dell’Impresario delle Canarie e La serva padrona, consolidando il proprio interesse per il rapporto tra spazio scenico, arti visive e teatro musicale.
Gemma Aquilante è nata a Trieste nel 1996 e diplomata in Scenografia all’Accademia di Belle Arti di Venezia. Durante la formazione accademica collabora a diversi progetti con il Gran Teatro La Fenice di Venezia e approfondisce la pratica della costruzione e realizzazione degli elementi di scena nei laboratori di scenografia e falegnameria e nei workshop di pittura scenica con Keiko Shiraishi. Nel 2022 co-firma le scene di Apollo et Hyacinthus di Mozart, con la regia di Cecilia Ligorio. Nel 2021 collabora con Barocco Europeo alla realizzazione dell’Impresario delle Canarie e La serva padrona. Parallelamente all’attività scenografica, matura esperienza nell’ambito della mediazione culturale e della valorizzazione del patrimonio artistico.
Orchestra del Cenacolo Musicale
Cenacolo Musicale è l'evoluzione del Duo Syntagma, fondato nel 1995 dai clavicembalisti Donatella Busetto e Walter Spadotto, riuniti attorno al loro compianto maestro Edward Smith, per approfondire la musica scritta per due clavicembali.
Il desiderio di esplorare un repertorio più vasto ha portato all'apertura ad altri musicisti e alla trasformazione del duo in un ensemble cameristico e orchestrale con cui costruire programmi che permettessero di far conoscere la musica antica e barocca dapprima al pubblico della regione, il Friuli Venezia Giulia, e poi a un pubblico sempre più ampio.
Nel corso degli anni tra i musicisti dell'ensemble si è instaurato un profondo rapporto di interscambio: ciascuno apporta la propria esperienza professionale, di studio e di approfondimento a vantaggio di una visione d’insieme condivisa.
Dal primo concerto del 1998, alla presenza del premio Nobel Rita Levi Montalcini, l'ensemble si è esibito in Italia e in Europa nei principali festival tra i quali Festival Antiqua di Torino, Festival Paganini di Genova, Carniarmonie di Udine, Festival Barocco di Trento, Mittelfest di Cividale del Friuli, Festival Cusiano di Musica Antica di Orta, Festival Dimanche Musique Corpataux di Friburgo, Festival Opera Barocca di Praga.
Cenacolo Musicale è tra i promotori dei progetti di Barocco Europeo quali il Laboratorio per l’Opera Barocca e Femart - Festival Musica Antica e Arti.
L’ensemble ha al suo attivo il CD “Gaude, nunc gaude” con il soprano Linda Campanella e Edward Smith all’organo, pubblicato da Rainbow Classics, e l’album “Se con stille frequenti” con il contralto Sara Mingardo, pubblicato dall’etichetta Arcana e accolto con favore dalla critica internazionale.
Laboratorio per l'Opera Barocca
Barocco Europeo è una piattaforma culturale attiva dal 2000 nella valorizzazione della musica antica e barocca in Friuli Venezia Giulia.
Tra le iniziative che meglio ne incarnano la missione, il Laboratorio per l'Opera Barocca rappresenta uno dei percorsi più significativi.
Nato come progetto di alta formazione, nel corso degli anni ha dato vita al Concorso Vocale Internazionale, dedicato a giovani cantanti provenienti da tutto il mondo. I vincitori, selezionati da una giuria di esperti internazionali, prendono parte alla produzione scenica finale insieme all'ensemble Cenacolo Musicale, trasformando il percorso formativo in una concreta esperienza professionale.
Tra le produzioni realizzate figurano La serva padrona di Pergolesi, Bacocco e Serpilla di Orlandini, L'impresario delle Canarie di Sarro, La vedova ingegnosa di Sellitti (2019) e Aci, Galatea e Polifemo di Handel (2023).
L'edizione 2026 propone Le donne vendicate di Niccolò Piccinni su libretto tratto da Goldoni, con la regia di Cesare Scarton.
Recensioni
Rivista Musica - 21 settembre 2026
"Il valore di questa produzione risiede nella coerenza di tutti gli elementi messi in campo, ma anche nella misura con la quale sono stati gestiti in un allestimento ben costruito, garbato, scorrevole, ironico ed efficace, dove “tout se tient”. E non è poco."
Rossana Palliaga
https://www.rivistamusica.com/una-preziosa-rarita-a-trieste-le-donne-vendicate-di-piccinni/
OperaClick - 22 settembre 2026
"Il libretto di Carlo Goldoni è brillante, con recitativi che descrivono la vicenda con arguzia e vivacità. Sono il sostegno di azioni e affetti e per questo fondamentali, ricchi inoltre di invenzioni e di un gusto che va oltre la routine. Bravi gli interpreti a rispettarli, renderli ben comprensibili e colorarli di spirito e verve teatrale."
Daniela Goldoni
https://www.operaclick.com/recite/2026/09/22/trieste-teatro-miela-le-donne-vendicate
Connessi all'Opera - 22 settembre 2026
"Una serata che ha consentito a Barocco Europeo di confermare ancora una volta il valore del proprio prezioso lavoro di riscoperta di un repertorio vastissimo e ancora troppo poco eseguito in Italia."
Stefano Bisacchi
https://www.connessiallopera.it/recensioni/2026/festival-di-trieste-2026-le-donne-vendicate-di-niccolo-piccinni/