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I volti di Femart: Evelina Liubonko

Nell’allestimento de Le donne vendicate di Niccolò Piccinni al Teatro Miela di Trieste del 17 settembre 2026, Evelina Liubonko ha dato voce e corpo a Lindora, donna fragile e istintiva, ma mai disposta a rinunciare a dire ciò che pensa. Arrivata al ruolo attraverso il Concorso Vocale Internazionale, ha affrontato una parte la cui scrittura passa dalle tessiture gravi dei recitativi agli acuti vertiginosi della sua aria.In questa intervista Evelina racconta la sua esperienza con Barocco Europeo: la scoperta della partitura, la costruzione del personaggio, il lavoro in prova con il regista Cesare Scarton e il percorso del concorso, fino a qualche curiosità sulla musica che ascolta quando l’opera si ferma.

Che cosa l'ha colpita di più nella partitura di Piccinni e che cosa ha scoperto lavorandoci in prova?
Tutti i personaggi cantanti dell’opera furono scritti per voci maschili, in particolare per castrati, e per me è stata la prima esperienza con un ruolo di questo tipo. Iniziando a lavorarci, mi sono resa conto che la tessitura dei recitativi e dei numeri musicali è piuttosto grave. La vera sorpresa, però, arriva più avanti, con l’aria di Lindora, che sembra scritta per una vocalità completamente diversa: all’improvviso la tessitura diventa molto acuta, ricca di colorature e di acuti estremi.
Per affrontare questo ruolo ho dovuto quindi adottare un approccio piuttosto strategico nell’uso del mio strumento, così da rendere al meglio tutte le intenzioni espressive del compositore.

Come ha costruito il personaggio di Lindora e qual è l'aspetto del suo carattere che hai sentito più vicino a lei?
Piccinni ritrae Lindora come una donna fragile, sensibile ed emotiva, in netto contrasto con Aurelia, più razionale, analitica e diretta. Ciò che apprezzo di più in Lindora è che, nonostante la sua sensualità e la sua natura profondamente istintiva, non teme mai il confronto e non ha paura di dire apertamente ciò che pensa. È un aspetto che sento molto vicino alla mia personalità ed è anche per questo che costruire e interpretare questo personaggio è stato per me un processo piuttosto naturale.

Qual è stato l’aspetto più stimolante del lavoro su Le donne vendicate e che cosa l'ha sorpresa durante le prove?
Ciò che mi ha sorpreso più positivamente è stata la grande libertà interpretativa di cui abbiamo potuto godere in scena. Cesare Scarton è un regista dalle idee molto chiare e precise, ma ci ha sempre lasciato lo spazio per sperimentare e sviluppare le nostre interpretazioni, permettendoci di esprimerci in modo autentico e naturale. Una condizione che, purtroppo, oggi non si incontra sempre.
Credo che, nella gerarchia del sistema operistico contemporaneo, si dimentichi spesso che i cantanti non sono semplici strumenti al servizio di registi, direttori d’orchestra e direttori artistici, ma prima di tutto artisti, con una propria sensibilità e precise scelte interpretative. Per questo, a mio avviso, il lavoro di prova ha risposto pienamente alle esigenze artistiche del progetto.

Arriva a Le donne vendicate attraverso il Concorso Vocale Internazionale di Barocco Europeo: che cosa le ha lasciato questo percorso?
Come accennavo, questo progetto ha rappresentato per me una serie di prime volte. È stata infatti anche la mia prima partecipazione a un concorso finalizzato all’assegnazione di un ruolo, e non a una semplice audizione, come noi cantanti siamo abituati a fare.
È stato un percorso molto interessante ma impegnativo. Per candidarci dovevamo registrare l’aria del personaggio scelto e, trattandosi di un’opera rara e poco rappresentata, ho dovuto studiare il brano praticamente da zero, in pochissimo tempo. Considerando anche le particolari difficoltà vocali di questa scrittura, direi che è stata una vera avventura.
Il concorso stesso è stato una seconda sfida, perché per la finale dovevamo preparare l’intero ruolo. Alla fine, però, si è rivelato un grande vantaggio: avevo la parte pronta con largo anticipo rispetto all’inizio delle prove, e ho potuto dedicare molto più tempo ai dettagli e perfezionare la mia interpretazione.

Che musica ascolta? C’è un genere o un artista che apprezza in modo particolare?
A dire il vero, ascoltando, eseguendo e provando musica classica, e in particolare opera, praticamente ogni giorno, sento sempre il bisogno di cambiare completamente genere, per non impazzire!
Questo non significa che nel tempo libero non ascolti affatto musica classica, ma quando lo faccio è soprattutto per curiosità professionale: mi piace confrontare interpretazioni diverse, osservare come un cantante affronta certi passaggi particolarmente impegnativi o, semplicemente, approfondire una partitura che devo imparare in tempi brevi.
Per il resto, tendo verso il rock e la musica alternativa, generi che mi accompagnano fin dall’infanzia e che fanno parte della mia vita da sempre.
E quando sento che anche il mio orecchio è affaticato, la scelta è ancora più radicale: attivo la cancellazione del rumore nelle cuffie e ascolto il silenzio. Anche quello, a volte, è assolutamente necessario.